Calzature sportive a montebelluna

Montebelluna: distretto industriale della calzatura sportiva

 Montebelluna: distretto industriale della calzatura sportiva

L'area della calzatura sportiva di Montebelluna si presenta come un ciclo altamente integrato, inserito in un territorio dalle dimensioni contenute, omogeneo e ben definito dal punto di vista funzionale (undici comuni gravitanti intorno a Asolo, Pederobba, Montebelluna nell'alta provincia di Treviso. Montebelluna costituisce un centro calzaturiero di rilevanza mondiale.
Il distretto (1) si estende su 15 comuni con una superficie totale di circa 320 Kmq e poco meno di 100.000 abitanti.

Il settore calzaturiero sportivo è stato il protagonista dello sviluppo locale che ha mobilitato risorse ed energie anche nel settore dei servizi dove, sotto la spinta trainante del boom delle calzature, sono sorte numerose imprese e attività professionali.
Nella produzione di calzature sportive operano 400 aziende, tra industriali e artigianali, con circa 9.000 addetti, per un fatturato di 2.400 miliardi.

Montebelluna non si può però definire un'area monoculturale nel senso più stretto del termine (solo il 18% della popolazione attiva è impegnata nella produzione di calzature.

Convivono in quest'area una storica tradizione artigianale dello scarpone da montagna (agli inizi del secolo, nel solo centro di Montebelluna si contavano oltre 200 botteghe artigiane) e una straordinaria capacità di innovazione, sia di processo sia di prodotto: quella che ha, per esempio, portato alla riconversione di intere linee produttive e al successo internazionale di Rollerblade ("pattino in linea") o al fenomeno Geox.

In termini complementari al calzaturiero locale, si è anche sviluppato tutto il settore della gomma e delle materie plastiche, con risultati significativi sul piano della ricerca applicata.
Da alcuni anni le aziende locali, forti della notorietà dei loro marchi, hanno iniziato a fabbricare anche abbigliamento sportivo.

Sfruttando una nicchia di forte specializzazione, il sistema ha garantito - su alcuni segmenti di mercato - una situazione di quasi monopolio a livello mondiale: la produzione è infatti prevalentemente indirizzata all'esportazione. Viene realizzato in loco oltre il 65% della produzione mondiale degli scarponi da sci, l'80% della produzione mondiale delle calzature da motociclismo e quasi il 25% della produzione mondiale dei "pattini in linea". Inoltre sono qui presenti i maggiori fabbricanti italiani di scarpe per il calcio, il ciclismo, il basket, il tennis e l'atletica leggera, il fondo, lo snowboard, di doposci e di pattini per il ghiaccio.

Negli ultimi anni, su assetti proprietari a composizione maggioritariamente locale e familiare, si è innestata la presenza di alcuni importanti gruppi multinazionali ed un conseguente processo di concentrazione: una presenza diversificatasi tra l'acquisizione di alcuni marchi storici e l'apertura di centri di ricerca. Ma, talvolta, si è verificato il processo inverso con l'acquisto di marchi esteri da parte di imprese locali.

Sinteticamente: Benetton ha acquisito Asolo (calzature da montagna) e Nordica, l'azienda locale leader mondiale dello scarpone da sci; la statunitense Nike ha acquistato la locale Canstar (marchio poco noto ma che svolge un ruolo-chiave nel campo degli stampi per iniezione plastica per la produzione di pattini da ghiaccio e "in linea"); nell'ambito dei produttori dello scarpone da sci la Tecnica (azienda locale) ha assorbito la Think Pink (abbigliamento) e la tedesca Lowa; la Rossignol francese ha rilevato le locali Lange e Caber; la Salomon ha acquistato prima Rover e poi San Giorgio; mentre il gruppo Head-Tyrolia-Mares, fondendosi con la locale Brixia ha incorporato i marchi storici Munari e San Marco.
Allo stesso modo coesistono e si combinano differenti forme di organizzazione del lavoro: unità produttive di media taglia, apparentemente strutturate in termini tayloristici classici; un'ampia diffusione di piccole imprese artigiane, caratterizzati dall'estrema specializzazione e dall'alto grado qualitativo di professionalità che intrattengono con esse un rapporto di subfornitura non puramente esecutiva; infine, l'outsourcing di alcuni importanti segmenti del ciclo (tra i quali consulenza e servizi informatici, logistica, stoccaggio e trasporto merci).
A partire dai primi anni Novanta, si è avviato anche qui il processo di internazionalizzazione di alcuni segmenti del ciclo: con lo spostamento della produzione di low quality (scarpe da ginnastica a basso costo e accessori standardizzati) in particolare verso l'Est europeo e il Sud-Est asiatico. Ciò è avvenuto fino a questo momento, all'interno di una dinamica espansiva, senza che il processo determinasse fenomeni di crisi.
In termini quantitativi, i simultanei processi di delocalizzazione produttiva e di concentrazione industriale operata dai "grandi marchi" multinazionali ha portato negli ultimi dieci anni ad una riduzione del numero degli occupati nel calzaturiero.
Il caso di Montebelluna si presta perciò ad un'analisi sulle capacità di veloce adattamento dei localismi produttivi di fronte alla globalizzazione, sotto tutti i punti di vista: genealogia della tradizione "artigianale", percorsi della formazione, tipologia delle differenti figure produttive, canali del credito e del finanziamento, processi di concentrazione/verticalizzazione nelle PMI, costruzione di reti di "subfornitura intelligente", meccanismi dell'innovazione, dinamiche dell'export e conquista dei mercati, delocalizzazione non traumatica di interi segmenti produttivi.

Gli ingredienti del successo di Montebelluna risiedono in questo mix di tradizione e tecnologia e nella presenza di un prezioso indotto di aziende di subfornitura specializzate.
Così, mentre per gli articoli più semplici parte della produzione si sta spostando verso i Paesi dell'Est o dell'Estremo Oriente, per le scarpe più complesse (scarpone da sci, motocross, ciclismo) le ditte straniere vengono a produrre a Montebelluna.

Recentemente è stato costituito un Osservatorio internazionale sulla moda e sui consumi che avrà appunto il compito di monitorare in via permanente le aspettive emergenti.
Quattro i promotori dell'Osservatorio - Camera di Commercio, Unindustria e le due associazioni dell'artigianato - ma l'aspettativa è che quanto prima siano gli stessi imprenditori ad alimentare la nuova struttura. Una prima collaborazione è già stata avviata con il Future Concept Lab, che ha realizzato una analisi del settore raffrontata con gli stili e le tendenze rilevate dalla propria rete, che tiene sotto controllo 40 città in ogni angolo del mondo.