La maggior parte delle aziende considera l'affiliate marketing come un semplice canale di acquisizione clienti. In realtà, un programma di affiliazione ben progettato è un vero e proprio modello di crescita, capace di trasformare blogger, creator, influencer, comparatori di prezzo, editori e professionisti in una rete commerciale distribuita che viene remunerata esclusivamente quando genera risultati concreti. È come avere una forza vendita che non costa nulla finché non produce fatturato.
Per questo motivo l'affiliate marketing continua a essere uno degli strumenti più interessanti per le PMI, gli e-commerce e le aziende di servizi: permette di aumentare la visibilità del brand, acquisire nuovi clienti, espandersi in nuovi mercati e contenere il rischio economico, perché nella maggior parte dei casi il compenso viene riconosciuto solo a fronte di una vendita o di un lead qualificato. Tuttavia, costruire un programma realmente profittevole richiede molto più della semplice installazione di un software. Servono una strategia chiara, i partner giusti, strumenti tecnologici affidabili e un ecosistema capace di crescere nel tempo. Questa guida affronta sia gli aspetti strategici sia, soprattutto, quelli pratici: quali piattaforme usare, quanto costano, come impostare il tracciamento e come lanciare il programma passo dopo passo.
Un programma di affiliazione è un accordo commerciale nel quale soggetti esterni promuovono i prodotti o i servizi di un'azienda ricevendo una commissione quando viene raggiunto un determinato obiettivo. L'obiettivo può essere una vendita, la compilazione di un modulo, la richiesta di un preventivo, l'iscrizione a una newsletter o qualsiasi altra conversione misurabile. Ogni affiliato riceve un link univoco, e talvolta un codice sconto personalizzato, che consente di tracciare con precisione il traffico generato e di attribuire correttamente ogni conversione. In pratica, il programma crea una rete di promotori indipendenti remunerati esclusivamente in funzione dei risultati ottenuti, e questo è il suo tratto distintivo rispetto a qualsiasi altra forma di pubblicità.
Negli ultimi anni il costo dell'advertising online è aumentato in modo sensibile. Google Ads, Meta Ads e LinkedIn Ads richiedono investimenti sempre maggiori e non sempre garantiscono ritorni prevedibili, perché si paga per l'esposizione a prescindere dal risultato. L'affiliate marketing ribalta questa logica: l'azienda paga soltanto quando viene effettivamente prodotto valore, e il rischio economico è quindi molto inferiore rispetto alle campagne pubblicitarie tradizionali. C'è poi un secondo vantaggio, spesso più importante del primo: la possibilità di raggiungere nicchie di mercato difficilmente intercettabili con la pubblicità classica. Un influencer verticale, un blogger autorevole o una community specializzata possiedono un livello di fiducia che una normale inserzione non potrà mai replicare, e quella fiducia si traduce in tassi di conversione molto più alti.
Prima ancora di scegliere la piattaforma tecnica è fondamentale chiarire cosa si vuole ottenere, perché ogni obiettivo richiede metriche, commissioni e strategie differenti. Un programma può essere progettato per aumentare le vendite di un e-commerce, per acquisire contatti commerciali, per promuovere un software in abbonamento, per incrementare gli iscritti a un servizio, per far conoscere un nuovo brand, per aumentare gli utenti registrati o per generare richieste di consulenza. Un e-commerce che punta al fatturato ragionerà in termini di percentuale sulla vendita e di valore medio dell'ordine; un'azienda di servizi finanziari o assicurativi ragionerà invece in termini di costo per lead qualificato; un software in abbonamento guarderà soprattutto alla commissione ricorrente e al valore del cliente nel tempo. Definire con precisione l'obiettivo è il primo passo perché tutto il resto, dalla scelta della piattaforma al modello di remunerazione, discende da qui.
Uno degli aspetti più delicati riguarda la definizione delle commissioni, e i modelli principali sono sostanzialmente quattro. Il Pay Per Sale, cioè una percentuale su ogni vendita conclusa, è il modello più diffuso ed è ideale per gli e-commerce. Il Pay Per Lead remunera invece ogni contatto qualificato e viene utilizzato soprattutto nei settori assicurativo, immobiliare, finanziario e B2B, dove la vendita avviene fuori dal web e ciò che conta è generare richieste valide. Il Pay Per Click, che paga l'affiliato per ogni visitatore inviato, è ormai sempre meno usato perché troppo facilmente soggetto ad abusi e slegato dal risultato reale. Infine la commissione ricorrente, molto diffusa nei software in abbonamento, riconosce all'affiliato un compenso per tutto il tempo in cui il cliente resta attivo: è uno dei modelli più efficaci per attrarre partner di qualità, perché costruisce per loro una rendita nel tempo e li incentiva a portare clienti destinati a restare, non semplicemente a comprare una volta.
Molte aziende commettono lo stesso errore: fissano le commissioni guardando esclusivamente la concorrenza. La percentuale, invece, va costruita partendo dal margine reale, altrimenti si rischia di pagare gli affiliati con soldi che non ci sono. Per farlo occorre conoscere alcuni dati: il margine lordo, il costo di acquisizione cliente sugli altri canali, il valore medio dell'ordine, il valore del cliente nel tempo, la probabilità di riacquisto e i costi accessori come logistica e assistenza.
Un esempio rende tutto più chiaro. Immaginiamo un e-commerce con un prodotto venduto a cento euro, un costo del venduto di sessanta euro e quindi un margine lordo di quaranta euro. Se decidessi di riconoscere all'affiliato una commissione del venti per cento, gli pagherei venti euro, lasciando all'azienda venti euro di margine lordo su cui coprire ancora spese generali, transazioni e imballo: sostenibile, se il costo di acquisizione sugli altri canali è più alto di venti euro, meno interessante se è più basso. Se invece il cliente acquisito tramite affiliazione tende a tornare e a comprare altre due volte nell'anno, il valore complessivo di quella relazione giustifica ampiamente la commissione iniziale, anche se sul primo ordine il margine appare sottile. Il ragionamento corretto, quindi, non è "quanto pago sulla singola vendita", ma "quanto vale nel tempo il cliente che quella vendita mi porta". Solo dopo questa analisi è possibile fissare una commissione insieme sostenibile per l'azienda e attraente per i partner migliori.
Qui entriamo nel cuore pratico della questione, perché la scelta tecnologica condiziona tutto il resto. Esistono sostanzialmente tre approcci, ciascuno con vantaggi, costi e livelli di controllo differenti: aderire a un network già esistente, dotarsi di un software gestionale in cloud oppure installare un plugin sul proprio sito. Non ne esiste uno migliore in assoluto: esiste quello più adatto alla tua situazione.
Con un network l'azienda aderisce a una piattaforma che ha già al suo interno migliaia di affiliati e publisher pronti a promuovere. Il grande vantaggio è la soluzione immediata del problema più difficile, cioè trovare i partner, oltre alla gestione amministrativa e ai pagamenti centralizzati e a una maggiore rapidità di lancio. Lo svantaggio è che si pagano commissioni al network, si ha un controllo inferiore sull'ecosistema e i dati non sono del tutto proprietari.
Nel mercato italiano ed europeo i nomi di riferimento sono pochi e consolidati. TradeTracker è considerato tra i più forti in Europa, con un team italiano solido e una tecnologia di tracciamento e integrazione via API e feed molto apprezzata. Awin, l'ex Zanox, è uno dei network storici più grandi, con moltissimi inserzionisti italiani e pagamenti regolari. Tradedoubler, di origine svedese e con un team italiano, è altrettanto storico e copre bene i settori retail, viaggi, finanza e telecomunicazioni. Accanto a questi si muovono Webgains, Rakuten Advertising, Kwanko e CJ, ex Commission Junction, quest'ultimo enorme a livello globale ma con un numero più limitato di programmi specificamente italiani. Esistono poi network verticali molto utili quando il settore è specifico: per il mondo finanziario e fintech, per esempio, operano piattaforme come FinanceAds e Performoney, particolarmente rilevanti per banche, carte, investimenti e assicurazioni.
Sul fronte dei costi lato azienda inserzionista, i network prevedono in genere una combinazione di quota di attivazione, una commissione di gestione sul venduto, spesso nell'ordine di qualche punto percentuale, e naturalmente le commissioni riconosciute agli affiliati. Le condizioni variano molto: alcuni network hanno storicamente richiesto un deposito o una quota di ingresso significativa, mentre altri, pensati per le PMI, sono più accessibili. La regola pratica è chiedere sempre un preventivo dettagliato prima di firmare, verificando che siano chiari sia la fee di gestione sia le soglie minime di spesa. Questa strada conviene quando la priorità è avere subito accesso a molti publisher e non si dispone di tempo o competenze per reclutare e gestire i partner in autonomia.
Con un software in modalità SaaS l'azienda crea e gestisce un programma proprio e privato, ma su una piattaforma esterna che si occupa di tracciamento, dashboard, calcolo delle commissioni e pagamenti. È la via di mezzo ideale tra il controllo di un programma interno e la comodità di non doverlo costruire da zero, e negli ultimi anni è diventata la scelta più diffusa tra le PMI digitali.
Le opzioni cambiano a seconda del modello di business. Per gli e-commerce, Refersion è tra i più usati per la sua integrazione profonda con Shopify e BigCommerce, con un costo indicativo che parte da qualche centinaio di dollari al mese a cui si aggiunge spesso una piccola percentuale sul venduto generato dagli affiliati; Tapfiliate, a partire indicativamente da settanta-novanta dollari al mese, è più trasversale e si integra con Shopify e decine di altre piattaforme, con un sistema di trigger per i bonus a obiettivo. Per i software in abbonamento la scelta naturale è diversa: Rewardful, a partire indicativamente da circa cinquanta dollari al mese, è costruito nativamente su Stripe e Paddle e gestisce automaticamente upgrade, downgrade, rimborsi e cancellazioni, il che lo rende perfetto per le commissioni ricorrenti; FirstPromoter, su fasce di prezzo simili in ingresso, legge direttamente gli eventi di fatturazione da Stripe, Paddle, Recurly, Braintree e Chargebee. Quando il programma cresce e si vuole accedere a una rete di partner già pronta, entrano in gioco piattaforme come PartnerStack, pensata per il B2B SaaS e dotata di un marketplace con oltre centomila partner, ma con costi elevati e non trasparenti, tipicamente diverse migliaia di dollari al mese più una percentuale sui pagamenti, e Impact.com, di livello enterprise, con contratti pluriennali e costi di implementazione importanti. Per chi vuole iniziare spendendo poco, Trackdesk offre un piano gratuito fino a circa mille dollari mensili di fatturato generato dagli affiliati, utile per testare il canale prima di investire. Un caso a parte è Post Affiliate Pro, a partire indicativamente da circa centotrenta dollari al mese: è uno dei pochi che offre l'opzione di far girare il tracciamento sui propri server, con antifrode e oltre duecento integrazioni, il che lo rende interessante per chi ha esigenze particolari di compliance e controllo dei dati.
Una precisazione doverosa: tutti questi prezzi sono indicativi e riferiti al 2026, cambiano con la frequenza tipica del software e vanno sempre verificati sui siti ufficiali, tenendo conto che al canone si aggiungono quasi sempre le commissioni di pagamento verso servizi come PayPal o Wise.
La terza via è quella del controllo totale: installare direttamente sul proprio sito un plugin che gestisce l'intero programma. I vantaggi sono la proprietà completa dei dati, l'assenza di percentuali versate a un network e un costo tipicamente fisso e contenuto; lo svantaggio è che la manutenzione, il tracciamento e, soprattutto, il reclutamento degli affiliati restano interamente a carico dell'azienda. È l'opzione più naturale per chi lavora su WordPress e WooCommerce, che rappresentano la base della maggior parte degli e-commerce italiani di piccola e media dimensione.
In questo ambito il riferimento più collaudato è AffiliateWP, usato su decine di migliaia di siti, con integrazione a un clic con WooCommerce, portali per gli affiliati, tracciamento avanzato e strumenti antifrode nei piani superiori; non ha una versione gratuita e parte indicativamente da circa centocinquanta dollari all'anno. Un'alternativa molto valida per iniziare è SliceWP, che offre una versione gratuita realmente utilizzabile e piani Pro sui centosettanta-duecentosessanta dollari annui, con licenze anche a vita: è la scelta consigliata per i negozi più piccoli che vogliono testare il canale senza grande spesa. Solid Affiliate è pensato specificamente per WooCommerce, con un approccio tutto-in-uno e una buona gestione degli abbonamenti; YITH WooCommerce Affiliates è semplice e ben integrato nell'ecosistema YITH, ideale per chi già usa quei plugin; Coupon Affiliates, infine, basa l'attribuzione sui codici coupon invece che sui link, ed è particolarmente adatto quando si lavora con influencer che operano su Instagram e TikTok, dove il codice sconto funziona meglio del link tracciato. Chi possiede competenze di sviluppo può teoricamente costruire un sistema su misura in PHP e MySQL, ma nella pratica raramente conviene: le soluzioni mature esistenti risolvono già tracciamento, antifrode e pagamenti in modo affidabile, e reinventarle assorbe tempo che rende molto di più se investito nel reclutamento e nella relazione con i partner.
Il tracciamento è probabilmente la componente più importante di tutto il programma, perché un solo errore nell'attribuzione genera immediatamente sfiducia negli affiliati, e un affiliato che non si fida smette di promuovere. Più il sistema è affidabile, maggiore sarà la disponibilità dei partner a investire tempo e traffico sul tuo brand.
Dal punto di vista tecnico, i sistemi moderni combinano più tecnologie proprio per non dipendere da un solo meccanismo. Il fondamento resta il cookie, ma va impostato come cookie di prima parte e con una durata, la cosiddetta finestra di conversione, coerente con il ciclo di acquisto del prodotto: pochi giorni per un impulso a basso prezzo, anche trenta o sessanta giorni per un acquisto ponderato. Poiché i browser limitano sempre più i cookie e con i vecchi modelli si può perdere una quota rilevante delle attribuzioni, oggi è quasi indispensabile affiancare il tracciamento lato server, o server-side, e le conversion API, che registrano la conversione direttamente dal tuo sistema invece di affidarsi solo al browser dell'utente. A questi si aggiungono i codici coupon personalizzati, utilissimi come metodo di attribuzione alternativo quando il link non basta, e gli identificativi personalizzati per casi particolari.
Sul piano pratico, il consiglio è di non fidarsi ciecamente di un solo dato. Conviene incrociare sistematicamente i numeri della piattaforma di affiliazione con quelli di uno strumento proprietario ben configurato come Google Analytics 4, così da individuare eventuali discrepanze prima che diventino un problema. È inoltre importante decidere consapevolmente il modello di attribuzione: quello di default nella maggior parte dei network è il last click, che premia l'affiliato responsabile dell'ultima visita prima della conversione, ma esistono alternative come le regole personalizzate, le finestre temporali e i modelli multi-touch, che in certi contesti riducono i contenziosi e rendono più equa l'assegnazione delle commissioni.
Molti pensano che basti aprire un programma perché arrivino automaticamente centinaia di partner. Non funziona così: i migliori affiliati vanno cercati e reclutati attivamente, uno per uno all'inizio. Le fonti da presidiare sono i blog specializzati del proprio settore, i creator di YouTube, le newsletter verticali, gli influencer, i comparatori di prezzo, le community di settore, le agenzie digitali, i consulenti, gli sviluppatori software quando si tratta di prodotti tecnici e i portali editoriali con un pubblico fidelizzato. Il metodo pratico è semplice ma richiede costanza: individuare chi già scrive o parla del tuo settore, verificare che abbia un pubblico reale e in target, e contattarlo con una proposta chiara e personalizzata, non con un invito generico. Vale sempre la regola che la qualità conta molto più della quantità: dieci affiliati altamente specializzati e attivi possono generare risultati superiori a mille affiliati iscritti e inattivi, che occupano spazio nella dashboard senza produrre nulla.
Un affiliato lavora meglio, e soprattutto inizia prima, quando riceve strumenti professionali già pronti. Ogni ora di lavoro che gli risparmi è un'ora in più che dedicherà a promuoverti. Il kit ideale comprende banner in diversi formati, immagini e schede dei prodotti, eventuali video, template di email, esempi di landing page, descrizioni già ottimizzate per la SEO, testi e creatività per i social, loghi, linee guida sull'uso del brand e una sezione di domande frequenti che risponda in anticipo ai dubbi più comuni. Ridurre al minimo il lavoro richiesto agli affiliati aumenta in modo sensibile la probabilità che comincino davvero a promuovere il marchio, invece di rimandare all'infinito.
Gli affiliati sono a tutti gli effetti partner commerciali e, come ogni rete vendita, vanno incentivati e coltivati. Le aziende più evolute prevedono commissioni progressive che premiano chi cresce, premi trimestrali, bonus al raggiungimento di obiettivi, competizioni tra affiliati, accesso anticipato ai nuovi prodotti, webinar esclusivi, supporto dedicato e, per i partner più performanti, un account manager di riferimento. L'obiettivo, in fondo, è trasformare i migliori affiliati in veri ambasciatori del marchio, persone che promuovono il brand non solo per la commissione ma perché si sentono parte del progetto. Un dettaglio pratico che fa più differenza di quanto si creda è la puntualità dei pagamenti: nulla erode la fiducia più rapidamente di una commissione che arriva in ritardo o che viene contestata senza spiegazioni.
Un programma non può essere gestito a sensazione: servono pochi indicatori chiari, controllati con regolarità. I principali sono il numero di affiliati realmente attivi, distinto da quello degli iscritti, il traffico generato, il tasso di conversione, il valore medio dell'ordine, il ricavo per singolo affiliato, il costo di acquisizione cliente su questo canale, il ritorno sull'investimento, il valore del cliente nel tempo, il tasso di riacquisto, l'EPC ovvero il guadagno medio per clic e il tasso di approvazione delle conversioni. Questi dati permettono di capire in fretta quali partner stanno davvero creando valore e quali invece assorbono attenzione senza produrre risultati, indirizzando di conseguenza gli incentivi e il supporto.
Ogni programma di successo attira inevitabilmente tentativi di abuso, ed è meglio prepararsi in anticipo che accorgersene a pagamenti già effettuati. Tra le pratiche più comuni ci sono il cookie stuffing, cioè l'inserimento forzato di cookie a utenti che non hanno mai cliccato consapevolmente, il traffico artificiale, il click fraud, gli acquisti simulati poi rimborsati, le auto-affiliazioni con cui qualcuno cerca di guadagnare sui propri acquisti, l'uso di coupon non autorizzati, il brand bidding illecito sui motori di ricerca e lo spam. La difesa pratica si costruisce su due livelli: da un lato i controlli automatici offerti dalle piattaforme, come il rilevamento delle auto-referenze, i limiti sulla velocità di conversione, il controllo degli IP duplicati e le restrizioni sui codici coupon; dall'altro la revisione manuale delle conversioni più sospette prima del pagamento. Definire nel regolamento cosa è consentito e cosa no, in particolare sul brand bidding, è il modo più semplice per poter poi rifiutare legittimamente le transazioni scorrette.
Quando il numero di affiliati cresce, la gestione manuale diventa rapidamente impossibile. Le aziende più strutturate automatizzano l'approvazione degli affiliati, l'invio del materiale promozionale, le notifiche sulle conversioni, il pagamento delle commissioni, la produzione dei report mensili, i reminder, le classifiche, l'assegnazione dei premi e l'aggiornamento dei banner. L'automazione riduce drasticamente i costi operativi e, allo stesso tempo, migliora l'esperienza degli affiliati, che ricevono risposte e pagamenti puntuali senza dover sollecitare nessuno. È proprio questa combinazione di efficienza interna e affidabilità percepita a rendere scalabile un programma che altrimenti si fermerebbe alle prime decine di partner.
Un programma di affiliazione gestito in Italia deve tenere conto di due aspetti che spesso vengono trascurati fino a quando non creano problemi. Il primo riguarda la fatturazione delle commissioni: gli affiliati che ricevono un compenso devono, a seconda della loro posizione, emettere fattura con partita IVA oppure gestire il compenso come prestazione occasionale, con le relative implicazioni. È bene chiarire nel regolamento del programma come funziona il pagamento, quale documentazione è richiesta e quali sono le soglie e le tempistiche, e conviene definire questi aspetti insieme al proprio commercialista, perché la corretta gestione fiscale tutela sia l'azienda sia gli affiliati. Il secondo aspetto è la privacy: la raccolta e il trattamento dei dati, l'uso dei cookie di tracciamento e le comunicazioni verso gli affiliati devono rispettare il GDPR, con informative chiare e consensi raccolti correttamente. Nulla di insormontabile, ma sono elementi da impostare fin dall'inizio e non da rincorrere dopo. Queste indicazioni hanno carattere generale e non sostituiscono una consulenza professionale sul caso specifico.
Molti programmi falliscono non perché il modello sia sbagliato, ma perché gli affiliati si sentono abbandonati subito dopo l'iscrizione. Tra gli errori più frequenti ci sono commissioni troppo basse per essere interessanti, pagamenti in ritardo che distruggono la fiducia, una dashboard poco intuitiva, un tracking impreciso che genera contestazioni, una comunicazione inesistente, l'assenza di materiale promozionale, regolamenti poco chiari, la mancata assistenza ai partner, un onboarding insufficiente che lascia il nuovo affiliato solo davanti a uno strumento che non capisce e l'assenza totale di monitoraggio delle performance. Il filo conduttore di quasi tutti questi errori è lo stesso: trattare l'affiliazione come un canale automatico da attivare e dimenticare, invece che come una rete di persone da coltivare.
Il lancio dovrebbe seguire un percorso strutturato, senza saltare le fasi di verifica. Prima di tutto conviene testare internamente il tracking, verificare che le commissioni vengano calcolate correttamente e simulare diversi scenari di conversione, inclusi i casi limite come i rimborsi e gli ordini parziali. Superata questa fase tecnica, è utile coinvolgere un gruppo ristretto di affiliati selezionati in una sorta di fase pilota, così da raccogliere feedback reali e correggere le criticità prima dell'apertura al pubblico: sono spesso i primi partner a segnalare i problemi che nessun test interno aveva fatto emergere.
Solo dopo questa fase pilota conviene aprire il programma a tutti, accompagnando il lancio con una pagina dedicata ben fatta, un regolamento chiaro, un kit di materiali promozionali completo e una campagna di reclutamento mirata verso i publisher e i creator del proprio settore. La pagina di presentazione del programma è essa stessa uno strumento di vendita: deve spiegare in modo trasparente quanto e come si guadagna, quali strumenti si ricevono e perché conviene promuovere proprio il tuo brand. Infine, e questo è l'aspetto che distingue i programmi che crescono da quelli che si spengono, è fondamentale mantenere una comunicazione costante con la rete di affiliati, condividendo novità, promozioni, nuovi prodotti e risultati raggiunti. Un programma di affiliazione non è un progetto una tantum, ma un canale commerciale vivo che richiede cura, aggiornamenti e ottimizzazione continua.
L'intelligenza artificiale, l'automazione e i nuovi sistemi di attribuzione stanno trasformando profondamente il settore. Gli affiliati più evoluti utilizzano strumenti di IA per creare contenuti, ottimizzare le campagne, analizzare i dati e personalizzare le comunicazioni, mentre le aziende investono in piattaforme sempre più sofisticate per il tracciamento server-side, la prevenzione delle frodi e l'analisi predittiva delle performance. Il tracciamento senza cookie, in particolare, sta diventando una necessità più che un'opzione, dato che le restrizioni dei browser rendono sempre meno affidabili i vecchi metodi. In questo scenario il vero vantaggio competitivo non sarà soltanto offrire commissioni elevate, ma costruire un ecosistema in cui tecnologia, trasparenza, supporto e qualità della relazione rendano conveniente per gli affiliati investire tempo e risorse nella promozione del brand. Le commissioni attirano i partner; è tutto il resto a trattenerli.
La maggior parte delle aziende considera l'affiliate marketing come un semplice canale di acquisizione clienti. In realtà, un programma di affiliazione ben progettato è un vero e proprio modello di crescita, capace di trasformare blogger, creator, influencer, comparatori di prezzo, editori e professionisti in una rete commerciale distribuita che viene remunerata esclusivamente quando genera risultati concreti. È come avere una forza vendita che non costa nulla finché non produce fatturato.
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